Le Prealpi Trevigiane sanno offrire paesaggi variegati ed esperienze diversificati e quando i nostri ospiti mi chiedono di consigliare un’escursione capace di andare oltre la semplice bellezza da cartolina, c’è un tracciato che consiglio sempre e che custodisce un’anima profonda, divisa a metà tra la solennità delle grandi faggete e le ferite ancora aperte della nostra storia: il Sentiero Pagnoca nell’Altopiano del Cansiglio.
Situato sul versante meridionale dell’Altopiano del Cansiglio, con punto di partenza nel borgo di Montaner, questo itinerario ad anello non è una semplice camminata. È un vero e proprio viaggio nel tempo. Qui, dove oggi regna un silenzio quasi sacro interrotto solo dal fruscio delle foglie, un tempo si muovevano uomini guidati da un ideale di libertà. Ripercorrere i loro passi significa comprendere come la montagna sappia farsi, allo stesso tempo, fortezza, rifugio e testimone silenziosa.
Per comprendere lo spirito di questo luogo, bisogna fare un salto all’indietro fino all’autunno del 1943. All’indomani dell’8 settembre, mentre l’Italia sprofondava in uno dei suoi momenti più bui, tra queste montagne si accendeva la scintilla della Resistenza. Giovanbattista Bitto, un giovane ufficiale originario proprio di Montaner, decise che non era il momento di stare a guardare. Con il nome di battaglia di “Pagnoca”, e con l’appoggio fondamentale e clandestino del parroco del paese, monsignor Giuseppe Faè, organizzò i primi nuclei di ribelli.
Il sentiero che vi proponiamo oggi ricalca esattamente la via della loro prima, storica salita verso l’Altopiano del Cansiglio. Quassù, tra gli anfratti carsici e la protezione della fitta vegetazione, prese vita il Gruppo Brigate “Vittorio Veneto”. Camminare lungo il Sentiero Pagnoca significa calpestare la stessa terra, sentire la stessa aria frizzante che respiravano quei giovani e guardare gli stessi alberi che offrirono loro riparo. È un’esperienza multisensoriale che trasforma il trekking in un atto di memoria viva.
Il nostro viaggio comincia lasciando l’auto nel grande parcheggio di Montaner (330 m), frazione del comune di Sarmede. L’aria qui è già diversa da quella di fondovalle, più densa e profumata di bosco. Superata la maestosa chiesa parrocchiale e il suo alto campanile, si imbocca una stretta viuzza verso nord, riconoscibile da un vivace murales e da una bacheca didattica che introduce ufficialmente il percorso. Da questo momento, i vostri occhi dovranno cercare un unico punto di riferimento: il segnavia CAI n. 1061.
La salita inizia decisa lungo un’antica mulattiera in pietra, costeggiata da muretti a secco ricoperti di muschio che sembrano voler trattenere la terra. Il sentiero si snoda inizialmente tra castagni e noccioli per poi lasciare spazio ai primi faggi. Dopo circa un’ora di cammino costante, la pendenza concede una tregua e il bosco si apre improvvisamente su una radura luminosa: siete alla Chiesetta del Santo (520 m). Questo piccolo edificio in pietra, isolato e circondato dal verde, è il luogo ideale per fermarsi, ascoltare il canto degli uccelli e respirare a fondo la pace della montagna.
Riprendendo il cammino verso nord, il tracciato intercetta una comoda strada forestale. La vegetazione si fa via via più imponente, tipica dell’altopiano. In breve tempo si raggiunge la Lama Col de Faè (720 m). Le “lame” sono uno degli elementi più affascinanti del Cansiglio: trattandosi di un territorio carsico privo di fiumi superficiali, queste depressioni del terreno venivano impermeabilizzate artificialmente con l’argilla dagli antichi pastori per raccogliere l’acqua piovana, fondamentale per l’abbeveraggio del bestiame. Oggi appaiono come pozze d’acqua silenziose, specchi scuri che riflettono le chiome degli alberi.
Il sentiero prosegue, quasi sospeso in un’atmosfera umida e primordiale, fino alla successiva Lama dell’Erbin (890 m). Qui la natura si fa monumentale: vi ritroverete a camminare all’interno di un ampio semicerchio naturale dominato da una faggeta dai tronchi slanciati e argentei, una vera e propria cattedrale verde che cambia colore a ogni stagione, passando dal verde brillante della primavera all’oro fiammeggiante dell’autunno.
Entrando nel territorio comunale di Cordignano, si incontra il Parco dei Carbonai. Questo sito custodisce la ricostruzione fedele di un poiàt (la tipica carbonaia con la sua capanna in legno). È un omaggio a una categoria di lavoratori straordinari che, per secoli, hanno vissuto in condizioni durissime all’interno di questi boschi, trasformando il legname del Cansiglio in carbone fossile per i mercati della pianura.
Lasciando alle spalle il Parco dei Carbonai, una breve e dolce deviazione vi porterà sulla cima del Col Alt (866 m). Qui, dove sorge un monumento minimale e toccante dedicato ai partigiani, la montagna vi regala la sua ricompensa più grande: una vista a 360 gradi che, nelle giornate più limpide, lascia correre lo sguardo oltre le colline fino a indovinare il profilo della laguna di Venezia e della pianura friulana. È il posto perfetto per consumare il pranzo al sacco.
La via del rientro inizia scendendo lungo una pista forestale in direzione ovest. Lungo la discesa, sfiorerete la Casera Gnesina, un edificio rustico che durante gli anni della guerra fungeva da vera e propria base operativa per i partigiani di Pagnoca. Poco più avanti, adagiata in una bellissima e morbida conca prativa, incontrerete le casere restaurate di Baita Domenico (800 m), riconoscibili da una grande insegna in legno.
Proseguendo verso sud, il sentiero aggira il Monte Castelir, conducendovi alla panoramica Chiesetta degli Alpini, un piccolo tempio che sembra sorvegliare la pianura sottostante. Da qui, imboccando il sentiero CAI n. 1040, si scende rapidamente verso Borgo Val. Prima di completare l’anello e tornare al parcheggio, regalatevi un ultimo momento di contemplazione visitando la Chiesetta di Santa Cecilia: è l’edificio sacro più antico di Montaner (XIII-XIV secolo), un gioiello in pietra sopravvissuto a un grave incendio nel 2013 e oggi simbolo di rinascita per l’intera comunità.
Basato sulla Cartografia Tabacco n. 012
Un’escursione di oltre cinque ore, densa di passi, salite e storie da elaborare, richiede il giusto finale. Il vero segreto dello Slow Travel non sta solo nel camminare, ma nel saper apprezzare il valore del riposo dopo la fatica.
Al vostro rientro a La Corte di Marga, l’aria frizzante del Cansiglio lascerà il posto all’abbraccio caloroso e rilassante dei nostri appartamenti. Dopo esservi tolti gli scarponi, non c’è niente di meglio che sedersi in totale relax, magari aprendo una buona bottiglia di vino del territorio per rivivere con la mente i panorami del Col Alt e l’ombra protettiva delle faggete.
La nostra terra ha ancora tantissimo da raccontare: se volete lasciarvi ispirare per le vostre prossime mete, date un’occhiata ai consigli e agli itinerari presenti nel nostro blog. Se invece volete iniziare a pianificare la vostra prossima avventura tra natura, comfort e ospitalità autentica, prenotate ora il vostro soggiorno a Miane. I sentieri più belli partono tutti da qui.