Se Cison di Valmarino è oggi riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia, il merito è del torrente Rujo. Ma non si tratta solo di estetica: il Rujo è stato per secoli il motore instancabile di un’economia fiorente. Camminare lungo il Sentiero delle Acque (conosciuto anche come Via dei Mulini) significa immergersi in una storia di ingegno e operosità, dove l’acqua era la risorsa primaria che alimentava la vita e il lavoro.
Fin dal Medioevo, la gestione delle acque è stata il pilastro della storia economica locale. Lungo il corso del torrente, la comunità ha saputo costruire un sistema complesso di chiuse, canali e officine. L’energia idraulica non serviva solo a macinare il grano nei numerosi mulini, ma era fondamentale per:
Questa “industria diffusa” ha permesso a Cison di prosperare sotto il dominio della Repubblica di Venezia, creando un borgo dove la “Pietra” delle officine e la “Seta” della ricchezza prodotta convivevano in perfetta armonia. Ancora oggi, osservando le facciate delle Case Marian o i resti delle antiche canalizzazioni, si percepisce la forza di quella che era una vera e propria capitale dell’artigianato idraulico.
L’apice emotivo del sentiero è l’incontro con il Grande Faggio, un patriarca secolare che sembra uscito da una leggenda norrena. Ma perché le sue radici sono così esposte, quasi come tentacoli di pietra? La risposta sta nella natura stessa del terreno: il faggio sorge su un versante scosceso e di natura carsica. Per secoli, l’erosione idrica (il dilavamento causato dalle piogge e dallo scorrere superficiale dell’acqua verso il Rujo) ha letteralmente “rubato” la terra sotto i suoi piedi.
Invece di arrendersi, il faggio ha trasformato le sue radici in un’ossatura esterna: si è avvinghiato alla roccia viva con una forza tale da fondersi con essa. È questo abbraccio disperato per la sopravvivenza che oggi ammiriamo.
Perché è così storto? La sua forma contorta e quasi tormentata non è un caso. È il risultato di una danza millenaria con la gravità e la luce:
Curiosità: i vecchi del borgo dicono che il faggio sia il “Guardiano del Rujo”. Si racconta che finché le sue radici terranno stretta la roccia, l’acqua continuerà a scorrere per dare vita ai mulini di Cison. Fermarsi sotto la sua chioma significa ascoltare il battito del tempo che rallenta.