Se vi affacciate dalle finestre de La Corte di Marga e lasciate correre lo sguardo verso sud, oltre il ricamo perfetto e geometrico delle colline del Prosecco, noterete un’onda scura che si solleva improvvisamente dalla pianura. Ha un profilo strano, quasi piatto, che si allunga per tredici chilometri stringendo a nord il corso sacro del fiume Piave.
Quell’ombra verde è il Montello.
A prima vista potrebbe sembrare una modesta collina (culmina appena a 371 metri di quota), ma non lasciatevi ingannare dalle dimensioni. Il Montello è un’isola biologica e storica, un organismo vivente fatto di terra rossa, alberi giganti, abissi nascosti e ferite di guerra che il tempo ha ricoperto di muschio ma non ha cancellato. Per chi soggiorna da noi, dedicare una giornata a questo rilievo non significa semplicemente fare una passeggiata: significa entrare in un labirinto di storie, dove ogni metro di suolo ha una voce e qualcosa da raccontare.
La prima cosa che sorprende quando ci si addentra nei boschi del Montello è un grande, misterioso silenzio d’acqua. Sul colle non troverete fiumi, non sentirete il gorgoglio di un torrente superficiale. Il Montello è composto da conglomerati calcarei e si comporta come una gigantesca spugna. L’acqua piovana, in un balletto millenario di dissoluzione chimica, non scorre in superficie ma si inabissa quasi istantaneamente nelle viscere della roccia.
Questo lavorio invisibile ha creato un paesaggio superficiale unico al mondo, caratterizzato da oltre 2.000 doline. Immaginatevi dei grandi imbuti naturali, delle conche di terra verde e profonda che costellano l’intero colle. Camminare sul Montello significa muoversi su queste continue ondulazioni, dove il microclima cambia a ogni passo: sul fondo delle doline l’aria è fresca, umida, quasi ancestrale, e la vegetazione si fa così fitta da oscurare il sole.
Sotto i piedi degli escursionisti, poi, si ramifica un mondo parallelo: oltre novanta grotte censite e canyon sotterranei scavati dal flusso perenne dell’acqua invisibile, che rendono questo colle uno scrigno di geologia pura, sospeso tra la luce delle radure e il buio della roccia profonda.
Se oggi il Montello ha questa fisionomia così particolare, lo si deve a un legame antico e indissolubile con la Repubblica di Venezia. Per quasi quattro secoli, la Serenissima considerò questo colle il proprio arsenale a cielo aperto. Da questi boschi densi e selvaggi proveniva il preziosissimo legname di rovere, l’unico abbastanza forte e resistente per essere piantato nel fango della laguna come fondazione dei palazzi veneziani o per curvare i fianchi delle galee da guerra che dominavano il Mediterraneo.
Le leggi di Venezia erano spietate: il Montello era un “Bosco Bandito”. Gli abitanti del posto non potevano toccare un solo ramo, e chi veniva sorpreso a tagliare legna illegalmente rischiava punizioni severissime.
La vera trasformazione stradale del colle avvenne però alla fine dell’Ottocento. Quando la proprietà della foresta venne suddivisa e privatizzata, il territorio fu tagliato chirurgicamente da 21 strade parallele minori, che salgono da sud per poi scendere a nord verso il Piave, incrociando l’unica grande via longitudinale (la Dorsale).
Queste strade si chiamano tuttora “Prese”. Il nome evoca proprio la terra che veniva “presa” e assegnata ai coloni, ma soprattutto i corridoi utilizzati dai boscaioli per addentrarsi nel cuore della selva e portare via i tronchi. Oggi, percorrere le Prese – contrassegnate da numeri romani progressivi da I a XXI – significa muoversi lungo i meridiani storici di una foresta che ha costruito Venezia.
Ma il Montello possiede anche un’anima drammatica, legata al sangue e al coraggio. Su queste pendenze, nel giugno del 1918, si consumò la fase decisiva e più violenta della Grande Guerra sul fronte italiano. L’esercito austroungarico scatenò l’inferno oltre il Piave, cercando di sfondare le linee proprio sul colle per aprirsi la strada verso Treviso e Venezia.
I combattimenti furono spaventosi, corpo a corpo, tra gli alberi e le doline. Se prestate attenzione mentre camminate lungo i sentieri sterrati, noterete che le ondulazioni del terreno non sono sempre opera della natura: molte sono vecchie trincee, camminamenti militari e crateri di granate che la terra ha riassorbito, rivestendoli di edera e foglie secche.
Le stesse tabelle delle 21 Prese, che partono da Nervesa della Battaglia, recano spesso nomi dedicati a eroi, battaglioni e caduti di quei giorni. Esplorare il Montello significa fare un esercizio di memoria silenziosa, un invito a riflettere sulla fragilità della pace mentre si cammina immersi in una natura che ha saputo guarire le sue ferite, trasformando un campo di battaglia in un tempio di quiete e biodiversità.
Il Montello non si concede a chi va di fretta. È una meta che chiede di essere capita prima di essere calpestata. Proprio per questa sua natura frammentata, divisa tra boschi fitti e storiche strade di presa, ogni escursione qui diventa un’esperienza di scoperta pura, dove dietro ogni curva può nascondersi un capitolo di storia veneta o un laghetto collinare nascosto nella vegetazione.
Cerca nel blog de La Corte di Marga gli articoli con le escursioni dedicate a questo magnifico luogo, vi porteremo a scoprire i singoli itinerari passo dopo passo. Nel frattempo, lasciatevi affascinare dal profilo di questa strana isola verde che vedete all’orizzonte: il Montello vi aspetta, e noi saremo qui a prepararvi la strada.
Dopo una giornata passata a esplorare le doline nascoste e le storiche “prese” del Montello, il rientro a Miane acquista un sapore speciale. Il bello delle nostre zone è proprio la varietà dei paesaggi a breve distanza: in meno di mezz’altro d’auto vi ritroverete dalla suggestiva foresta carsica del colle all’abbraccio intimo e raffinato dei nostri appartamenti.
Al vostro arrivo a La Corte di Marga, potrete concedervi il meritato riposo, magari sorseggiando un calice di Prosecco Superiore DOCG e sfogliando i diari della vostra giornata. Se cercate ispirazione per le prossime mete, vi invitiamo a scoprire le guide e i segreti del territorio custoditi nel nostro blog. Se invece volete iniziare a pianificare la vostra prossima fuga rigenerante tra storia e natura prealpina, prenotate ora il vostro soggiorno a Miane. La vostra avventura tra le meraviglie della Marca Trevigiane comincia da qui.