Se cammini tra i vigneti di Valdobbiadene o Miane e guardi il profilo delle colline, noti qualcosa di strano. Non sono le classiche colline dolci e rotonde a cui siamo abituati. Sono affilate, lunghe, disposte in fila come una serie di onde giganti di roccia e terra congelate nel tempo.
L’UNESCO, nel suo dossier di riconoscimento, ha usato una parola specifica per definirle: Hogbacks.
Ma cosa si nasconde dietro questo termine tecnico? In questo viaggio andiamo alla scoperta della geologia segreta di questo territorio, di come ha influenzato la vita dell’uomo e dei sentieri più spettacolari per esplorarlo a piedi o in bicicletta.
In geologia, il termine hogback (che in inglese significa letteralmente “schiena di maiale selvatico”) indica una cresta rocciosa stretta e allungata, con i due versanti che hanno una pendenza quasi simmetrica ed estremamente ripida.
Il segreto della loro nascita risiede in un doppio movimento durato milioni di anni:
Il risultato è un paesaggio unico al mondo: una successione di “lame” di pietra ricoperte di verde, orientate quasi tutte da est a ovest.
Gli hogbacks non sono solo uno spettacolo per gli occhi; sono stati il più grande ostacolo (e la più grande fortuna) per i contadini locali.
Su pendenze che superano regolarmente il 50%, la meccanizzazione è impossibile. Non puoi usare un trattore su una parete quasi verticale senza ribaltarti. Questo limite geologico ha costretto l’uomo a inventare il ciglione erboso: strette strisce di terra strappate alla roccia, modellate a mano seguendo la linea della faglia.
Se le Colline del Prosecco sono diventate Patrimonio dell’Umanità, è perché l’uomo ha accettato la sfida degli hogbacks: invece di spianarli con le ruspe, si è fatto acrobata per assecondarli.
Sapevi che la forma degli hogbacks crea un microclima unico? Poiché le creste corrono da est a ovest, creano una netta separazione termica.
Il versante sud è esposto al sole tutto il giorno, accumulando calore ideale per far maturare l’uva Glera. Il versante nord, invece, rimane freddo e in ombra, dominato da fitti boschi.
Nelle giornate estive, la differenza di temperatura tra i due versanti genera una ventilazione costante che scavalca la cresta (l’effetto catabatico). Questa brezza asciuga l’umidità sui grappoli, proteggendoli naturalmente dalle muffe. Un vero e proprio condizionatore d’aria inventato dalla geologia!
Il modo migliore per capire gli hogbacks è salirci sopra, camminando sul “filo del rasoio” delle loro creste. Ecco i punti panoramici più spettacolari e i percorsi consigliati.
È l’itinerario definitivo (CAI 002). Cammini letteralmente sulla cresta affilata di un hogback.
Per gli amanti delle due ruote, le valli parallele create dagli hogbacks sono un paradiso, specialmente per le bici Gravel o le E-Bike (consigliatissime per superare i dislivelli senza soffrire troppo).
Situati sopra l’abitato di Combai e vicini a Miane, questi punti offrono la vista d’insieme più impressionante. Guardando da qui, capisci davvero il termine “schiena d’asino”: le colline sembrano una serie di onde verdi che si rincorrono verso l’orizzonte.
Per esplorare la geologia degli hogbacks e avventurarsi lungo questi sentieri, la logistica è tutto. Il punto di partenza ideale si trova a Miane, presso La Corte di Marga.
Situata strategicamente nella Core Zone UNESCO, questa struttura non solo offre appartamenti indipendenti dotati di ogni comfort e una piscina con solarium per rilassarsi dopo le fatiche dell’escursione, ma si trova esattamente all’incrocio dei sentieri che salgono verso le creste più spettacolari di Combai e delle Vedette. Che tu decida di girare a piedi con gli scarponi da trekking o in sella a una e-bike, alla Corte di Marga troverai il perfetto “campo base” per la tua avventura geologica.
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