Esistono storie che non si possono leggere, ma solo toccare. Per gli ospiti della Corte di Marga, il viaggio nel tempo inizia a soli 2,5 chilometri di distanza, nel borgo di Follina. Qui, il ritmo dei telai del Lanificio Paoletti batte ininterrottamente dal 1795, raccontando un’epopea di famiglia, materia e territorio che ha pochi eguali in Europa.
Visitare il Lanificio, specialmente quando la pioggia bagna le pietre dell’abbazia vicina, significa entrare in una “manifattura verticale” dove la memoria si trasforma in tessuto d’avanguardia.
La storia dei Paoletti è intrecciata a doppio filo con la nostra terra. Originari proprio di Miane, i Paoletti giunsero a Follina alla fine del Settecento come esperti tessitori di panni pregiati. Scelsero Follina per l’energia vitale del suo fiume, lo stesso corso d’acqua che fin dal XII secolo, grazie all’opera dei monaci Cistercensi, aveva reso questo borgo il cuore pulsante dell’arte laniera.
Dalla fondazione nel 1795, dieci generazioni della famiglia hanno guidato l’azienda attraverso rivoluzioni industriali, due guerre mondiali e i mutamenti del gusto, mantenendo una promessa: la tutela di una cultura laniera radicata e autentica.
In un mondo di produzioni frammentate, il Lanificio Paoletti è un’eccezione straordinaria: una manifattura a ciclo completo. Qui la lana arriva ancora “sucida”, appena tosata, e attraversa ogni fase della trasformazione — lavaggio, cardatura, filatura, tessitura e finissaggio — sotto lo stesso tetto.
Questa “verticalità” non è solo un processo tecnico, è una filosofia di controllo e amore per la fibra. Ogni centimetro di tessuto che esce da Follina porta con sé il sapere di maestranze che si tramandano il mestiere da secoli, unendo l’alto artigianato alle richieste delle più prestigiose case di moda internazionali.
Dalla consapevolezza che la lana è il racconto di una comunità, è nato nel 2009 il progetto “Lana dell’Alpago”. In collaborazione con la cooperativa Fardjma, il Lanificio ha recuperato la fibra di una pecora autoctona a rischio estinzione, trasformando una materia prima destinata allo scarto in un modello virtuoso di economia circolare.
Questi tessuti non subiscono tinture chimiche; conservano i colori naturali del vello (grigio, moro, bianco), offrendo una purezza materica che parla di rispetto per la natura e per l’uomo. È un ritorno alle origini che guarda dritto al futuro della sostenibilità.
L’ambiente più antico del lanificio ospita l’Archivio Tessile, una miniera d’oro per designer e studiosi. Qui sono conservati campionari, registri e strumenti di progettazione che partono dall’Ottocento. Questo archivio non è un museo statico, ma uno strumento di innovazione: le trame e i colori del passato vengono studiati e rielaborati per creare le collezioni del domani.
Dopo aver esplorato la “pelle” della città, concedetevi una sosta al Ristorante La Corte di Villa Abbazia.
L’Abbinamento del Sommelier: Per accompagnare una giornata dedicata alla lana cardata — un tessuto strutturato, caldo e “ruvido” al punto giusto — cerchiamo un vino che abbia la stessa stoffa. Consiglio un Colli di Conegliano Rosso DOCG, un blend bordolese che in questa terra acquista una sapidità minerale unica. La sua trama tannica, fitta ma vellutata come un panno di lana pregiata, e il suo bouquet di piccoli frutti neri e spezie, creano un contrappunto perfetto con i piatti robusti della tradizione locale. È un vino che “veste” il palato, proprio come un cappotto Paoletti protegge dal freddo.
Rientrare a Miane dopo aver visitato il Lanificio è come chiudere un cerchio. Siete partiti dalla nostra Corte e siete tornati a casa, proprio come fecero i primi Paoletti secoli fa. Vi aspettiamo per riscaldarvi con un calice di vino, circondati dal silenzio delle colline che hanno visto nascere questa incredibile storia di eccellenza.
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